I venti di guerra che spirano in più parti del mondo in questo periodo particolare devono farci riflettere sul valore della pace e dell'impegno. L'occasione della Pasqua può spingerci ad interrogarci per provare a dare, sull'argomento, delle risposte personali e collettive. E per aiutarci nella riflessione si riporta uno stralcio di un documento di don Tonino Bello, Vescovo di Molfetta, fondatore di Pax Christi, scomparso nell'aprile del 1993. L'attualità e la universalità delle sue parole, per credenti e non credenti, hanno il segno della lungimiranza profetica.
Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire
che la pace non è un dato, ma una conquista.
Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno.
Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo.
La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia.
Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio.
Rifiuta la tentazione del godimento.
Non tollera atteggiamenti sedentari.
Non annulla la conflittualità.
Non ha molto da spartire con la banale "vita pacifica".
Sì, la pace prima che traguardo, è cammino.
E, per giunta, cammino in salita.
Vuol dire allora che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi,
i suoi percorsi preferenziali ed i suoi tempi tecnici,
i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste.
Se è così, occorrono attese pazienti.
E sarà beato, perché operatore di pace,
non chi pretende di trovarsi all'arrivo senza essere mai partito, ma chi
parte.
Col miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista,
anche se mai - su questa terra s'intende - pienamente raggiunta.