L'augurio di una Pasqua serena attraverso una riflessione del Priore di Bose, Enzo Bianchi.

resurrezione

Per i cristiani la Pasqua è il significato che fonda tutta la loro fede, perché è la memoria della Resurrezione di Gesù Cristo. E quindi del fatto che la morte non è più l’ultima frontiera. Gesù era un uomo, ma era anche il figlio di Dio: i cristiani lo confessano nel Credo, costantemente. Paolo l’apostolo arriva a dire “Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede”. Quindi la fede dei cristiani si fonda tutta sulla Resurrezione di Gesù, che attualmente è vivente e presente all’interno della Storia come qualcuno che ne cambia definitivamente le sorti.
Per credere nella Resurrezione occorre che ci sia la fede. E la fede è un dono di Dio. Ma il messaggio della Pasqua vale per tutti. Se vogliamo decodificarla dalle formule teologiche o dogmatiche, la Pasqua ci dice che un uomo, Gesù Cristo – avendo vissuto l’amore fino all’estremo, facendo del bene, non rispondendo alla violenza, servendo gli uomini e i fratelli – è andato alla morte, condannato dal potere religioso e dal potere politico totalitario: accade sempre ai giusti e a tutti quelli che nella Storia si sono opposti al male.
Tutti gli uomini, tutti, sanno che cos’è l’amore: lo sperimentano, sanno come sia la cosa più grande, ciò che può dare senso. Al di là della vita eterna o del Paradiso, l’insegnamento che l’amore vince è universale, perché c’è qualcosa che travalica l’assurdità della morte, qualcosa che può combattere l’ingiustizia della morte. L’impegno dell’uomo ad amare è insieme il più grande sforzo e la più grande battaglia. La morte poi non è solo la fine dell’esistenza: ogni giorno possiamo trovarla accanto a noi. Le situazioni di morte sono molteplici, ma si può batterle. Dire che la Pasqua è un mistero significa che di fronte alla morte possiamo scoprire non solo il regno della morte, ma anche “il senso del senso”. Possiamo andare in profondità nel significato: questo è il mistero.
Ogni uomo, credente o non credente, cerca un senso alla propria esistenza. Vorrebbe che la sua vita fosse salvata: sappiamo che oggi per molti l’orizzonte è disperato perché non trovano un senso. La caratteristica più dolorosa del nostro tempo è la mancanza di speranza. C’è un senso, tra i vari sensi della vita, più profondo che io penso risieda nella coscienza di ogni uomo. È ciò che chi ha la fede chiama immagine e somiglianza con Dio. E chi non ha la fede chiama vita interiore, ciò che chiama coscienza. Dentro di noi c’è la capacità di vedere il bene e il male e di giudicarli; c’è la capacità di capire che l’amore dà senso alla vita e può salvare le nostre esistenze. La profondità di senso è molto importante: ne ha parlato Paul Ricœur, che ha riflettuto molto su come, nella ricerca di senso, sia possibile trovare un senso più profondo. Non solo “cosa posso fare”, “cosa posso conoscere”: anche “cosa posso sperare”. Questo per me è il senso del senso.