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testata scuola

Dirigente Carissima,

Meglio,  Preside,

come preferiamo in molti chiamarla, il  primo collegio dell’anno, il suo insediamento ufficiale nella nuova sede di titolarità.

L’I.I.S. “Mancini-Tommasi”, il nostro Istituto, lo stesso , che, già da più di un anno, è anche il suo Istituto.

Se pure in forma di reggenza, lo ha diretto con il massimo impegno, senza risparmio di energie, di tempo.

L’esperienza vissuta lo scorso anno è servita come rodaggio, occasione per noi di conoscere lei, e per lei di entrare in confidenza con la scuola, comprenderne le logiche, interagire con tutto il personale, docente e non.

Mesi pesanti, giornate lunghissime vissute in un faticoso esercizio di equibrismo , che l’ha vista dividersi tra il “Da Vinci” e il “Mancini”, con identico  zelo.

Un anno memorabile, per accadimenti, fatica, imprevisti, realizzazioni, problemi, successi, soddisfazioni, dubbi, malinconie, sorrisi e lacrime. Come sottofondo costante: la determinazione, il desiderio di fare, fare di più per i nostri ragazzi, offrire loro nuove occasioni, altre opportunità. 

Di  tutto ciò dobbiamo, vogliamo far tesoro.

Possiamo, dobbiamo ripartire dalla consapevolezza acquisita, rispetto a ciò che va migliorato, modificato, alle criticità da superare, ed a quanto, al contrario, ben funziona e merita di essere  incoraggiato.

 

Abbiamo immaginato di darle il benvenuto come capo di istituto in un modo un po' diverso.

Ci sono occasioni nelle quali la forma può diventare sostanza.

Tanto più, quando si intende conferire valore e significato ad avvenimenti di rilevanza istituzionale.

La scuola è un’istituzione la cui importanza, sottovalutata negli ultimi tempi, non può sfuggire a noi che siamo le colonne portanti di questo mondo.

Recuperare un protagonismo virtuoso dell’insegnamento è, tra i tanti, un dovere che non possiamo eludere. Così pure, passa attraverso un nostro impegno  la possibilità di restituire dignità al ruolo dell’istruzione.

Sappiamo quanto incida nella formazione degli alunni l’esempio.

Quello che trasferiamo con i comportamenti, l’agire quotidiano, nell’esercizio della funzione, nei rapporti umani.

Coerenza assoluta deve sussistere tra ciò che diciamo, quello che chiediamo e pretendiamo da loro, e le nostre azioni.

“ condotta esemplare”

 

Per tale ragione, abbiamo preferito salutare il suo insediamento, con ricercata sobrietà, come un richiamo all’essenzialità, contro la dilagante tendenza all’effimero .

Senza voler sminuire la componente emozionale  o negare  la dimensione empatica, che, al contrario, riconosciamo fondamentale, in ogni ambiente di lavoro, segnatamente nella scuola.

 

 

Bilanciamo il rigore del sobrio con il ricorso ad un sorta di simbolismo riconducibile alla sacralità laica della comunità-famiglia.

Non un regalo per ricordare il momento speciale bensì un dono, con tutto il portato  emozionale dei “doni”, che vuole essere insieme impegno, promessa, richiesta.

La cassetta.

 

La cassetta…

Il Melograno

Simbolo di compattezza granitica

Giustizia

In cui i singoli semi si compattano, realizzano la “graniticità’’, che moltiplica la forza, l’incisività, l’azione, ogni afillo compie lo sforzo di eliminare spigolosità, per armonizzarsi con il gruppo, nella logica della condivisione, per il raggiungimento di obiettivi comuni.

L’Uva,

Frutto della vite

Della vita

Amore di Dio

Testimonianza del senso di appartenenza, gli acini, tondeggianti, ben attaccati al raspo, un frutto gradevole alla vista, dolce e, se ben utilizzato, con lavoro sapiente e paziente, può diventare qualcosa di ancora più prezioso.

Investire sui frutti, proiezione verso nuovi successi.

La  Candela

La luce che illumina la via

Indica la direzione

Punto di riferimento

Catalizzatore di energia.

 

Per finire una pagina del “Piccolo Principe”

ADDOMESTICARE…

 

-    Cosa significa “addomesticare”?

-    È una cosa troppo dimenticata, disse la volpe, significa “creare dei legami…”

-    Creare dei legami?

-    Certo, disse la volpe. Tu ancora non sei per me che un ragazzino simile a cento mila ragazzini. Ed io non ho bisogno di te. E neanche tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a cento mila volpi. Ma se tu

-    mi addomesticherai, avremo bisogno uno dell'altra. Tu sarai per me unico al mondo. Io sarò per te unica al mondo.

-    Comincio a capire, disse il piccolo principe. - C'è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…

 

Così le diciamo benvenuta, bentornata, per restare.

Questo, quello di oggi, ci auguriamo possa essere il clima di ogni giorno.

Auspicio, richiesta, promessa, per noi, che, di sicuro, lei condividerà e sarà impegno comune.

Buon lavoro, sereno anno, proficui anni.

A lei, a tutti noi, al futuro che formiamo, cresciamo, istruiamo.